Dopo il social media arriva il social business, seconda parte

Nella tarda mattinata di oggi ho postato il mio articolo sul tema del social business, ispirato ad un'intervista pubblicata su Fast Company e in tutta onestà non pensavo di tornare sull'argomento dopo … soltanto poche ore. Ma l'occasione merita: nel pomeriggio ho scaricato i feed da NetNewsWire e sono rimasto sorpreso da questo nuovo articolo. Lo spunto è irresistibile.
Michael Brito invita a superare con il social business quanto già accaduto negli ultimi anni con i social media e chiede se in giro c’è qualcuno che si propone per scrivere un libro sull’argomento da affrontare parlando di soluzioni vere e concrete da portare ai problemi veri e concreti delle aziende. Nel caso in cui ci fosse qualche interessato, questi sono gli ostacoli con i quali si dovrebbe misurare:
- Caos organizzativo: non si capisce perché in una società libera e aperta, i contenuti pubblicati sui social media vengano gestiti con criteri di censura che ricordano la Stasi e il KGB, ma soprattutto, in conseguenza di questo fattore, perché molti impiegati vengono licenziati a causa dei loro commenti sui social media.
- Confusione di ruoli: chi fa che cosa? Quale funzione aziendale detiene il social business: PR, Marketing, Customer support?
- Misurare il ritorno del social business: chi lo fà? Come si fa? Ognuno ha la sua idea.
- Adattare i contenuti globalmente: tradurre e localizzare i contenuti in funzione delle regioni e delle aree geografiche è una ferita aperta in molte aziende alle prese con processi non flessibili, lenti, non efficienti e in molti casi moltiplicati per il numero di lingue o di mercati.
- Confusione sul titolare dei progetti ICT: chi decide l’adozione di una soluzione ICT di cui il Marketing trarrà beneficio? Il reparto IT o il Marketing o chi altro?
- Per non citare i contrasti interni: le barriere alla comunicazione, gli ostacoli creati dalle divisioni e dai contrasti interni tra reparti o business unit.
- Coordinare tutti i canali per comunicare efficacemente un messaggio univoco a tutti: dov’è l’efficacia della comunicazione (e dell’investimento) quando un’azienda “tira sù” diverse pagine di Facebook, diversi account di Twitter e diversi micrositi gestiti tutti da entità diverse?
Per leggere l’articolo originale: Seriously someone should write a book about social business.
Ho scelto l'immagine dell'articolo dal Glenn's Blog.
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Leggendo l'articolo di Pam Moore, People don't buy things, they join things. ho rivisto alcune cose lette in passato sui libri di Gary V., già pubblicate alcuni mesi fa. Mi pare comunque che questa lista (incompleta) di consigli da seguire per chi si impegna nella costruzione di una comunità online sia uno spunto interessante di riflessione.
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