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Uno sguardo al futuro della carta stampata

Nel settore dell’editoria, delle arti grafiche, della stampa, dei service, delle fotolito il futuro non è mai stato così difficile da decifrare. Sono numerosi i fattori che influenzano i tentativi e gli sforzi di prevedere quali saranno i nuovi paradigmi sui quali si fonderà il business di questi settori di mercato nei prossimi anni. In questo breve testo non mi soffermerò ad analizzare questi fattori; mi limito soltanto a prendere le distanze da ogni tipo di discussione che sostiene la scomparsa della carta come supporto della comunicazione. Oltre ad essere una discussione sterile, ritengo che il contributo che questa offre all’analisi della situazione, sia una forte sensazione generalizzata di catastrofismo imminente che non agevola una riflessione costruttiva. Da parte mia non nutro dubbi sul fatto che continueremo a utilizzare la carta per stampare in offset, in digitale, in rotativa, contenuti di ogni tipo, dati variabili, imballaggi, etichette, agende, calendari, volantini, materiale pubblicitario, commerciale: insomma tutto quello che stampiamo oggi. Per questo motivo proverei a spostare l’asse del ragionamento su un registro concreto che risulta molto più vicino alle realtà produttive alle quali mi rivolgo, di qualsiasi discorso teorico sulla sopravvivenza della carta stampata nel futuro. Non sarà la carta a scomparire dalla scena, bensì - purtroppo - un certo numero di aziende operanti nel settore, quelle che oggi faticano a identificare una strategia valida per puntare ad un possibile rilancio. Mi rivolgo a tutte le aziende citate all’inizio dell’articolo, nessuna esclusa: quelle che hanno già individuato la miglior strategia e quelle che invece la stanno ancora cercando. Perché ciascuna azienda ha il suo DNA, il suo codice genetico e non esiste una strategia unica che risulti vincente in ogni contesto, che sia applicabile come uno stampo ad ogni azienda, non esistono formule magiche universali per uscire da una situazione di difficoltà. Il mio suggerimento è di adottare una strategia che tenga conto del punto di vista del cliente, che metta in primo piano la sua esperienza nonché la sua conoscenza da parte dell’azienda e che ne valorizzi la centralità all’interno di ogni processo gestionale e produttivo. In quest’ottica si possono rivelare di grande aiuto gli strumenti contenuti nella metodologia Lean Six Sigma, quella strategia gestionale che focalizza tutta la sua attenzione sul cliente ed è volta al miglioramento continuo dei processi e della qualità dei prodotti, che riduce sprechi, inefficienze e i costi nascosti della non-qualità. Vi sono molti strumenti tra i quali il Value Stream Mapping (VPM), il Total Productive Maintenance (TPM), gli eventi Kaizen, le 5S, il Kanban che possono recare vantaggi immediati in realtà produttive come quelle alle quali mi rivolgo. Si tratta di progetti di rapida esecuzione e quindi non impegnativi dal punto di vista degli investimenti. Quanto ai costi di questa strategia, invito ad una considerazione: per un 80% delle aziende i costi nascosti della non qualità, degli sprechi e delle inefficienze sono pari al 20% del fatturato. Questo invita a riflettere non tanto su quanto può costare un progetto Lean Six Sigma, ma soprattutto su quanto può costare all’azienda decidere di non avviarlo per avallare lo status quo. Un ulteriore suggerimento riguarda l’adozione di un flusso gestionale produttivo JDF integrato con il Management Information System (MIS). Questo consente l’abbattimento di tempi, costi e sprechi in ambito produttivo e gestionale, consentendo alle aziende grafiche che lo adottano, di offrire ai loro clienti un’esperienza unica in termini qualitativi del servizio e dei prodotti. In entrambi i casi ho portato due esempi di soluzioni totalmente diverse che però condividono lo stesso punto di partenza: l’attenzione al cliente, alla sua esperienza ed alla sua unicità. Infatti all’incremento del 5% della capacità di fidelizzazione dei clienti corrisponde un incremento del 25% dei profitti. A me pare che valga la pena provare la via del cambiamento. E voi cosa ne pensate?