JDF InFormato

Obiettivo: Informare per aiutare a capire il JDF, a valutare il JDF, a scegliere o investire nel JDF. Perché: Malgrado il JDF esista da 10 anni, il livello di diffusione nel settore non risponde alle legittime aspettative iniziali. E’ mancato l’interesse? Non c’è stata sufficiente informazione? Contesto: Anche attraverso questa pagina l’intenzione è fornire un’informazione qualificata sulle tematiche relative al JDF (business case, tecnologie, prodotti) e stimolare un’attiva partecipazione collaborativa delle aziende in seno al CIP4 per contribuire allo sviluppo del JDF. Target: Aziende nel settore dell’industria grafica, della stampa, dei servizi, i fornitori di soluzioni software, di macchinari, le scuole tecniche, gli istituti di formazione professionale. Profili interessati: Imprenditori, dirigenti, responsabili d’azienda, insegnanti, studenti. Tre buoni motivi per partecipare (per gli imprenditori): 1) scoprire e capire il JDF ed i suoi vantaggi; 2) ascoltare storie di successo per capire il corretto approccio all’implementazione del JDF; 3) raccogliere gli elementi utili per valutare la fattibilità di un progetto e avvicinarsi alle numerose attività del CIP4. Tre buoni motivi per partecipare (per gli studenti). 1) conoscere da vicino il JDF ed i suoi vantaggi; 2) scoprire gli elementi necessari in un progetto di automazione dei processi con il JDF; 3) imparare un nuovo approccio nelle strategie di innovazione tecnologica.




La Strategia: Chiave Per Il ROI Del Social Media
Trovo sorprendente il fatto che ancora oggi (r)esistano società di servizi e di produzione (le ho incontrate negli ultimi mesi) che abbiano deciso di non avere ancora il sito web. Ne ho conosciute altre che invece il sito lo hanno, ma si tratta di vere e proprie “gallerie dell’orrore” di estetica e di funzionalità: siti illeggibili, creati in Flash con animazioni noiose, introduzioni insignificanti, suoni irritanti. Tutti lavori pagati fior di quattrini anni fa e da allora mai più modificati. Infine ho incontrato altre realtà più illuminate che hanno aggiunto alla loro “galleria degli orrori” (vedi sopra) i bottoni dei social media. Finalmente, ti dici! Vai, clicchi i bottoncini e ti trovi in un account di Twitter con un solo tweet di prova di sei mesi fà, oppure nella scheda LinkedIn di un responsabile dell’azienda oppure in una pagina di Facebook con due post dell’anno prima. Queste semplici osservazioni spalancano la porta ad una serie di riflessioni che sintetizzo.
Perché? Innanzitutto perché chi pone questa domanda spesso ha un sito da fare spavento, nel quale ha speso un occhio della testa ed è consapevole che non gli ha portato nulla. Naturalmente non potendo ammettere ciò, nel timore di un’ennesima fregatura, si difende tirando fuori un argomento, il ROI appunto, che ha sentito dire, ma che evidentemente non conosce. Già perché se davvero avesse mai fatto un ROI, tanto per iniziare non avrebbe il sito che si ritrova! Il sito web e l’uso adeguato dei Social Media producono certamente un ritorno tangibile e misurabile dell’investimento. Ma la questione non è legata al ROI e vi spiego perché con un esempio concreto. L’adozione del Job Definition Format (il JDF), una tecnologia che nelle arti grafiche facilita la comunicazione tra reparti in azienda riducendo tempi di esecuzione, diminuendo costi e aumentando la qualità del lavoro (!!!), ha un ritorno dell’investimento del 277% e raggiunge il break-even in appena 4 mesi dalla messa in opera. Direte voi, questa soluzione andrà a ruba! No, il bello è proprio questo. Questa soluzione e le tecnologie ad essa correlate, non vanno affatto a ruba. Perché? Perché nel caso del JDF come nel caso del web e dell’uso dei Social Media, chiedere se esiste il ROI diventa solo un pretesto per l’imprenditore distratto e disinformato. Tutto dipende dalla sua effettiva disponibilità ad abbracciare il cambiamento, ad andare incontro all’innovazione che questi strumenti portano dentro la sua azienda creando una nuova cultura d’impresa ed un nuovo modo di relazionarsi col mercato e con i clienti. La questione allora non è lo strumento o la tecnologia, ma l’impostazione di un progetto di change management che definisca la strategia del cambiamento più adeguata. Per aiutare l’imprenditore a capire quanto tempo può continuare ancora su questa strada, credo sia sufficiente che risponda onestamente a due semplici domande.
Quali sono le vostre risposte?