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La Strategia: Chiave Per Il ROI Del Social Media

Luca Leonardini: ROI del Social Media

Trovo sorprendente il fatto che ancora oggi (r)esistano società di servizi e di produzione (le ho incontrate negli ultimi mesi) che abbiano deciso di non avere ancora il sito web. Ne ho conosciute altre che invece il sito lo hanno, ma si tratta di vere e proprie “gallerie dell’orrore” di estetica e di funzionalità: siti illeggibili, creati in Flash con animazioni noiose, introduzioni insignificanti, suoni irritanti. Tutti lavori pagati fior di quattrini anni fa e da allora mai più modificati. Infine ho incontrato altre realtà più illuminate che hanno aggiunto alla loro “galleria degli orrori” (vedi sopra) i bottoni dei social media. Finalmente, ti dici! Vai, clicchi i bottoncini e ti trovi in un account di Twitter con un solo tweet di prova di sei mesi fà, oppure nella scheda LinkedIn di un responsabile dell’azienda oppure in una pagina di Facebook con due post dell’anno prima. Queste semplici osservazioni spalancano la porta ad una serie di riflessioni che sintetizzo.

  1. La prima: viene da chiedersi se in effetti non sia più conveniente non avere un sito piuttosto che averlo “tanto per averlo, tanto per esserci”. Di certo nessuna delle due decisioni produce effetti o risultati utili, ma almeno la prima decisione ha il pregio di aver risparmiato un costo. Questo per voler essere positivi e guardare il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto!
  2. La seconda: per quanto tempo ancora un business di piccole o medie dimensioni potrà permettersi di rimandare una scelta così fondamentalmente strategica per il suo sviluppo? Credo sia meglio non procrastinare ulteriormente: il fatto di essere stati “virtuosi” in passato, potrebbe volgersi a completo sfavore e annullare il risparmio di costi sul web realizzato negli anni.
  3. La terza riguarda l’uso dei Social Media che in buona parte si ricollega a quanto osservato nel primo punto: “essere su Facebook tanto per esserci” significa non soltanto buttare via dei soldi, ma soprattutto fare una pessima figura per l’uso improprio e inadeguato degli strumenti Social Media.
  4. Quarta e ultima riflessione riguarda la domanda classica! Qual è il ROI del web e dei social media? Quando un imprenditore mi rivolge questa domanda, mi rendo conto che non ha capito il web e neppure il fenomeno dei Social Media.

Perché? Innanzitutto perché chi pone questa domanda spesso ha un sito da fare spavento, nel quale ha speso un occhio della testa ed è consapevole che non gli ha portato nulla. Naturalmente non potendo ammettere ciò, nel timore di un’ennesima fregatura, si difende tirando fuori un argomento, il ROI appunto, che ha sentito dire, ma che evidentemente non conosce. Già perché se davvero avesse mai fatto un ROI, tanto per iniziare non avrebbe il sito che si ritrova! Il sito web e l’uso adeguato dei Social Media producono certamente un ritorno tangibile e misurabile dell’investimento. Ma la questione non è legata al ROI e vi spiego perché con un esempio concreto. L’adozione del Job Definition Format (il JDF), una tecnologia che nelle arti grafiche facilita la comunicazione tra reparti in azienda riducendo tempi di esecuzione, diminuendo costi e aumentando la qualità del lavoro (!!!), ha un ritorno dell’investimento del 277% e raggiunge il break-even in appena 4 mesi dalla messa in opera. Direte voi, questa soluzione andrà a ruba! No, il bello è proprio questo. Questa soluzione e le tecnologie ad essa correlate, non vanno affatto a ruba. Perché? Perché nel caso del JDF come nel caso del web e dell’uso dei Social Media, chiedere se esiste il ROI diventa solo un pretesto per l’imprenditore distratto e disinformato. Tutto dipende dalla sua effettiva disponibilità ad abbracciare il cambiamento, ad andare incontro all’innovazione che questi strumenti portano dentro la sua azienda creando una nuova cultura d’impresa ed un nuovo modo di relazionarsi col mercato e con i clienti. La questione allora non è lo strumento o la tecnologia, ma l’impostazione di un progetto di change management che definisca la strategia del cambiamento più adeguata. Per aiutare l’imprenditore a capire quanto tempo può continuare ancora su questa strada, credo sia sufficiente che risponda onestamente a due semplici domande.

  • Quali NUOVE strategie prevedo di adottare per raggiungere i miei attuali clienti e tutti i miei prospetti attuali o futuri?
  • Quali servizi realmente INNOVATIVI ho sviluppato per rilanciare il mio business nei prossimi anni?

Quali sono le vostre risposte?

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Obiettivo: Informare per aiutare a capire il JDF, a valutare il JDF, a scegliere o investire nel JDF. Perché: Malgrado il JDF esista da 10 anni, il livello di diffusione nel settore non risponde alle legittime aspettative iniziali. E’ mancato l’interesse? Non c’è stata sufficiente informazione? Contesto: Anche attraverso questa pagina l’intenzione è fornire un’informazione qualificata sulle tematiche relative al JDF (business case, tecnologie, prodotti) e stimolare un’attiva partecipazione collaborativa delle aziende in seno al CIP4 per contribuire allo sviluppo del JDF. Target: Aziende nel settore dell’industria grafica, della stampa, dei servizi, i fornitori di soluzioni software, di macchinari, le scuole tecniche, gli istituti di formazione professionale. Profili interessati: Imprenditori, dirigenti, responsabili d’azienda, insegnanti, studenti. Tre buoni motivi per partecipare (per gli imprenditori): 1) scoprire e capire il JDF ed i suoi vantaggi; 2) ascoltare storie di successo per capire il corretto approccio all’implementazione del JDF; 3) raccogliere gli elementi utili per valutare la fattibilità di un progetto e avvicinarsi alle numerose attività del CIP4. Tre buoni motivi per partecipare (per gli studenti). 1) conoscere da vicino il JDF ed i suoi vantaggi; 2) scoprire gli elementi necessari in un progetto di automazione dei processi con il JDF; 3) imparare un nuovo approccio nelle strategie di innovazione tecnologica.

Articoli pubblicati

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>> Il ROI del Job Definition Format (JDF) (pag. 30 - 32)
Edizioni Tecniche Nuove - Dicembre 2011
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>> Strategie Multicanale: strutturare i processi nell'era della multimedialità (pag. 26 - 27)
>> Strutturare in XML: sfruttare i vantaggi del linguaggio XML (pag. 28 - 30)
>> Impiego strategico dei DAM: la gestione degli asset con il DAM (pag. 32 - 34)
>> Software come servizio: i benefici dell'esternalizzazione delle soluzioni informatiche (pag. 35)
Lo speciale ha lo scopo di fornire informazioni utili e pratiche sul tema della gestione dei contenuti.
Edizioni Tecniche Nuove - Gennaio-Febbraio 2011
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Quali sono i paradigmi della comunicazione d'impresa oggi. Oltre i mezzi tradizionali, quali sfide attendono l'impresa e soprattutto l'imprenditore, quando deve relazionarsi con l'esterno. Una panoramica dettagliata di un nuovo modello di "ponte" tra l'impresa e il mondo.
Eccellere - Gennaio 2011
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Il vantaggio strategico principale della creazione dell’innovazione di valore e della metodologia Lean Six Sigma, risiede nella capacità di liberare tutte le risorse disponibili. E migliorare la percezione del livello qualitativo da parte del cliente senza nuovi investimenti.
Eccellere - Luglio 2010
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Ottimizzare i processi di lavorazione in un settore altamento complesso, ricco di variabili e in cui il rischio di ridondanza dei processi di produzione è elevato. Ecco le ragioni della nascita ormai quasi dieci anni fa del JDF, il Job Definition Format.
Eccellere - Giugno 2010
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Implementare una soluzione di Innovation Competitiveness Technology a sostegno dei processi di comunicazione e di marketing può essere un processo rischioso oltre che molto complesso. Ma un direttore comunicazione o marketing oggi ha l’opportunità di dotarsi di strumenti che riducono concretamente il time-to-market di ogni progetto, con risultati che possono arrivare senza sforzi al 40%.
Eccellere - Giugno 2010
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Dossier speciale curato da Ester Crisanti e pubblicato su Italia Grafica (pag. 36-38)
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Presentazione di censhare al mercato italiano; articolo pubblicato su Comunicando (pag. 15)
Sunnycom Publishing - Aprile 2009

Due nuovi articoli

Non capita spesso di vedere due miei articoli pubblicati nello stesso giorno da due fonti diverse. Mercoledì scorso la rivista ITALIA GRAFICA di Tecniche Nuove ha pubblicato il mio ultimo contributo sul tema del ritorno nell'investimento di un progetto di implementazione del Job Definition Format. Contemporaneamente il sito CREATESPHERE ha pubblicato un mio contributo inedito sul tema l'innovazione non accade: investire in una soluzione DAM crea innovazione di valore.

Buona lettura! Visita la pagina dei miei articoli.

Strategie di valorizzazione del Cliente (Parte 1 di 5)

INTRODUZIONE

Ho iniziato a pensare per la prima volta a questo articolo sin dal mese di ottobre dell’anno scorso, ma ho deciso di concretizzarlo strutturando le idee soltanto oggi, a seguito di una riflessione sul periodo di forte disorientamento che attraversano le aziende nel settore della stampa, dell’editoria, dell’industria grafica, dei servizi ad essi correlati. Il pretesto mi è giunto indirettamente dalla presentazione dell’iPad 2, la seconda generazione del tablet di Apple: un evento che continua ad alimentare dibattiti e riflessioni sulla presunta imminente fine della carta stampata. Attraverso questo articolo desidero offrire uno spunto di riflessione utile a quanti operano nei settori di riferimento sopra citati che vivono un momento molto delicato e complesso. Per farlo ritengo sia importante provare ad elaborare un esempio di percorso che dimostri come, osservando la realtà in modo diverso e creativo, sia possibile identificare strumenti utili da adottare per reagire con successo alle nuove sfide poste dall’evoluzione del mercato. Infatti sono convinto che per modificare la realtà sia necessario riflettere utilizzando con creatività elementi in essa contenuti. Facciamo un esempio che parta dallo spunto alla riflessione sopra accennata, sulla “molto presunta” imminente fine della carta stampata. Analizziamo la domanda “per quanto tempo ancora si stamperà sulla carta, prima che questa scomparirà dal mercato?” e riformuliamola come segue “quante saranno invece le aziende che scompariranno dal mercato prima ancora della carta?”. La differenza tra le due possibili risposte è evidente e si intuisce che la seconda domanda pur nella sua ineluttabile durezza, apre un dibattito vivo e concreto che tocca gli interessi di molte aziende. Questa domanda infatti non ci lascia indifferenti poiché conivolge direttamente persone e famiglie, prima ancora delle realtà produttive, aziendali e industriali. Può non essere facile ammetterlo per svariati e legittimi motivi, ma il rischio che siano molte le aziende a dover scomparire dal mercato ben prima della carta è talmente concreto da apparire quasi come certezza. Catastrofisimo? Al contrario. Guardare in faccia la realtà spesso non è piacevole, ma se farlo può aiutare a trovare elementi utili per ridisegnarla migliorandola, sicuramente vale la pena impegnarsi. Il percorso suggerito identifica tre scelte strategiche possibili, illustrandone i rispettivi vantaggi ed evidenziando il loro comune denominatore: valorizzare la centralità del Cliente all’interno di tutta la gamma di attività funzionali e operative dell’azienda. Per agevolarne la lettura ho pensato di suddividere l'articolo in cinque parti distinte in base all’argomento trattato. Le rimanenti quattro parti saranno pubblicate nel corso dei prossimi giorni. Parte 1/5: introduzione (il presente articolo). Parte 2/5: realizzazione di un progetto Lean Six Sigma. Parte 3/5: integrazione JDF dei flussi di business e di produzione. Parte 4/5: adozione di un’adeguata strategia dei contenuti digitali. Parte 5/5: conclusioni.

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Strategie di valorizzazione del Cliente (Parte 2 di 5)

REALIZZAZIONE DI UN PROGETTO LEAN SIX SIGMA

La strategia Lean Six Sigma focalizza interamente la propria attenzione sul Cliente e sulla centralità del suo ruolo in ogni attività aziendale, svolgendo la propria azione su due piani complementari: migliorare l’esperienza del Cliente conduce l’azienda a migliorare continuamente le proprie procedure, processi, prodotti e servizi. Questo miglioramento continuo (Kai-zen) diventa l’approccio generale di tutto il personale ad ogni livello in qualsiasi attività: migliorarsi per migliorare l’esperienza del Cliente diventa la nuova cultura aziendale. L’obiettivo di un progetto Lean Six Sigma è massimizzare l’efficacia e l’efficienza produttivo-gestionale, eliminare gli sprechi, i costi nascosti della non qualità, le attività di rilavorazione o quelle prive di valore aggiunto, al fine di contenere i costi e di arricchire la “value proposition” agli occhi dei Clienti. Il successo di un progetto LSS? Ridurre l’arco di tempo che intercorre tra l’acquisizione dell’ordine e l’emissione della fattura (timeline), in particolare attraverso l’applicazione del VSM (Value Stream Mapping), ma anche di altri strumenti efficaci come il TPM (Total Production Maintenance), i 5S, il Kanban e altri. Perché concentrarsi sulla riduzione della timeline? Perché in qualsiasi attività produttiva la durata delle fasi in cui viene effettivamente creato e aggiunto valore al servizio o al prodotto, varia dal 2% al 15% di tutto l’arco di tempo che intercorre tra l’acquisizione dell’ordine e la fatturazione. In altre parole: il restante 85% del tempo è fatto di attese, di passaggi, di re-work che non aggiungono o non creano valore. E’ stato stimato che il costo dell’inefficienza e dell’inefficacia causa una perdita di fatturato compresa tra il 15% ed il 20%, mentre un incremento della capacità di fidelizzazione del 5% dei clienti implica una crescita del 25% dei profitti. Creare innovazione di valore attraverso un progetto LSS significa svincolare tutte le risorse e le opportunità disponibili dalla morsa delle inefficienze per riuscire “a fare di più con meno”, a generare maggiore reddito ed a migliorare il livello di percezione della qualità da parte del Cliente. Attraverso la metodologia Lean Six Sigma è possibile offrire al Cliente servizi e prodotti di qualità superiore, senza necessariamente aumentare i prezzi. “Se il Cliente vuole la qualità, deve pagare.” E’ un’affermazione frequente nelle aziende e nella maggior parte dei casi non è del tutto sbagliata: sul conto finale del Cliente si scaricano di solito gli investimenti importanti in personale, macchinari, tecnologie e strutture. L’approccio Lean Six Sigma dimostra che le leve di miglioramento della qualità non si limitano agli investimenti in beni immobili o nel personale. Ad esempio, attraverso un progetto LSS un imprenditore è capace di identificare e di eliminare dalla propria aziena le cause alla radice delle inefficienze, degli sprechi, dei re-work presenti ad ogni livello ed in tutti i processi. In questo modo egli ottiene - senza ricorrere a nuovi investimenti - vantaggi immediati, come la riduzione dei costi, l’aumento dell’efficienza globale e il miglioramento della soddisfazione del Cliente. In quale tipologia di azienda è possibile sviluppare un progetto Lean Six Sigma? Malgrado la strategia Lean Six Sigma sia nata e si sia sviluppata nelle più grandi aziende del mondo è in grado di portare risultati e vantaggi a industrie di prodotti, aziende di servizi di tutte le dimensioni e di ogni settore. Si applica persino ad attività commerciali come i ristoranti e i negozi. Il costo di un progetto Lean Six Sigma? Invertiamo i termini della domanda e prima di domandarci il costo eventuale - ricordandoci del margine sprecato dalle inefficienze - proviamo piuttosto a chiederci “quanto costa non fare un progetto?”. Per agevolarne la lettura l'articolo è stato diviso in cinque parti. Parte 1/5: Introduzione (pubblicato il 21.04.2011). Parte 2/5: Realizzazione di un progetto Lean Six Sigma (il presente articolo). Parte 3/5: Integrazione JDF dei flussi di business e di produzione. Parte 4/5: Adozione di un’adeguata strategia dei contenuti digitali. Parte 5/5: Conclusioni.

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