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Il futuro ci attraversa il cuore

L'eredità che la nostra civiltà ha ricevuto in dono è nata dalle passioni e dagli ideali degli uomini che hanno vissuto prima di noi. Cosa lasceremo noi se non ci faremo guidare da ciò che abbiamo nel cuore?

Con le nostre passioni apriremo un nuovo Rinascimento

Dall'inizio dell'anno ho letto una quantità di libri, articoli, post su argomenti molto diversi tra loro e tra alcuni di essi ho identificato, con una certa sopresa, un filo conduttore capace di unirli, in un modo che ho provato a sintetizzare nel titolo sotto l'immagine "con le nostre passioni apriremo un nuovo Rinascimento". Riportandovi ogni volta la fonte, provo a raccontarvi alcune citazioni che ho trovato e percorrendole tutte, alla fine non dovrebbe essere difficile cogliere il filo del mio ragionamento.

  • Iniziamo dal libro di Gary Vaynerchuk “Crush it!”, in italiano "Buttati!". Sin dalle primissime pagine si legge: “Ama la tua famiglia, lavora davvero tanto, vivi la tua passione.” Il libro cerca di incoraggiare i lettori a "fare concretamente ciò che dal punto di vista della realizzazione personale e professionale, rende felici."
  • Nel libro di Guy Kawasaki “Enchantment” un'idea primeggia su tutto: “Oggi nascono nuovi business che cercano di migliorare il mondo con idee innovative che le persone completano e realizzano perseguendo le proprie passioni.”
  • Nel libro di Guy Kawasaki “The art of the start” (in italiano "L'arte di partire bene), si trova questa bellissima citazione di Ludwig van Beethoven: “Non ho mai pensato di scrivere musica per la fama o per la gloria. Quello che ho dentro il mio cuore deve uscire; è per questo che compongo.”
  • Nel famoso discorso tenuto agli studenti di Stanford Steve Jobs disse: “[...] Sono convinto che l'unica cosa che mi ha aiutato ad andare sempre avanti è stato che amavo ciò che facevo. Dovete trovare ciò che amate, scoprire le vostre passioni. [...] L'unica strada per raggiungere grandi risultati è amare ciò che si fa. Se non lo avete trovato, continuate a cercarlo senza fermarvi. [...] Non permettete al rumore delle opinioni degli altri di affogare le vostre aspirazioni. Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e il vostro intuito perché in qualche modo loro già sanno ciò che volete diventare.”
  • Nell'articolo di Umair Haque pubblicato sul blog del Harward Business ReviewThe best investment you can make”, si legge: “Il migliore investimento che puoi fare, non è l'oro. Sono le persone che ami, i sogni che hai e il tuo desiderio di vivere una vita che ha senso. [...] gli investimenti più sicuri sono quelli umani, sociali ed emotivi.”
  • Nel libro di Umair Haque “The new capitalist manifesto”, l'autore riconosce che “[...] ciò che conta di più sono le aspirazioni e le passioni che ciascuno di noi nutre e coltiva.”

Potrei continuare ancora con la lista, ma credo che il concetto inizi a delinearsi: se vogliamo migliorare il mondo per noi e per le future generazioni, dobbiamo partire prima dal nostro cuore, il luogo dove vivono i sogni, gli ideali, le intuizioni, in cui coltiviamo le nostre passioni più autentiche. La mia intenzione non è di disegnare una visione naive del mondo e della società. La mia è un'osservazione che parte dalla lettura di testi molto attuali di argomenti diversi tra loro, dalla quale emerge un filo conduttore che evidenzia come la società civile - e di conseguenza il mondo del business - abbia sempre più bisogno di riscoprire l'autenticità dei valori che animano le relazioni interpersonali. E come ci suggeriscono i vari autori citati, non c'è bisogno di cercare lontano per trovare il punto di partenza di questo cambiamento sostanziale: basta partire dalle passioni che coltiviamo nei nostri cuori. Ripeto nuovamente per evitare di essere frainteso nelle mie intenzioni: non auspico una visione della società da "figlio dei fiori". Mantenendo i piedi ben appoggiati per terra, sono convinto che abbiamo davanti a noi una nuova epoca di prosperità se ciascuno di noi realizza che siamo ricchi non di ciò che si ha, ma di ciò che si è capaci di realizzare. Questa è la prosperità che ognuno di noi può costruire per creare una società sostenibile che non ipotechi il proprio futuro barattandolo con la corsa senza fine all'opulenza sfrenata. Per realizzarlo non basta dire di no ed essere liberi di rifiutare ciò che ci viene proposto: è necessario imparare a vivere dando significato pieno e preciso alla propria vita personale e professionale.

Betterness: Economia Umanizzata

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Ormai è sotto la luce del sole: lavorare di più non porta da nessuna parte, non risolve i problemi, non aiuta a uscire dalla crisi. La radice del problema è di tipo culturale: significa che dobbiamo essere capaci di cambiare il modo di fare business, partendo anche dalle piccole cose, partendo soprattutto da dentro di noi. Sì, partendo dal desiderio che abbiamo di ridisegnare la realtà rendendo il mondo un luogo migliore in cui vivere. Per ora è un desiderio che condividiamo in molti, ma è bene agire in tempo tutti insieme affinché tale desiderio individuale si concretizzi in una necessità collettiva.

Crisi permanente

Mi è piaciuto molto l’articolo di Umair Haque sulla crisi che stiamo attraversando (Perma-Crisis) pubblicato sul sito Harward Business Review, in quanto manifesta un approccio completamente innovativo e di grande attualità per approfondire ulteriori riflessioni su come uscire da questa crisi. Umair chiama in causa una serie di esperti di economia mondiale che si battono contro il modello di determinismo finanziario secondo il quale continuando a gettare montagne di soldi nelle banche, nelle grandi multinazionali e nelle società di investimento la crisi “auto-magicamente” si risolve. E’ una teoria che ha dimostrato i suoi limiti poiché si è già visto come ricoprire di soldi queste istituzioni non serve altro che ad aggravare il problema. Mi piace particolarmente la lista delle sei lezioni che si possono imparare da una crisi, per aiutarci a capire meglio come mai dopo tanti sforzi, siamo sempre in crisi.

  1. Se non si reinventano le istituzioni sin dalle loro fondamenta in un periodo di profonda crisi come quello attuale, i problemi che queste istituzioni creano, non scompariranno per magia.
  2. Se si proteggono le istituzioni che causano le crisi anziché cogliere l’opportunità per rifondarle da zero, le crisi si aggravano.
  3. Quando istituzioni inadeguate si proteggono una con l’altra, la prospettiva di prosperità diventa debole come un castello di carte e la crisi si trasforma in stagnazione.
  4. Quando per proteggere le istituzioni inadeguate e fallimentari si prosciugano le risorse disponibili, la crisi si trasforma in una catastrofe.
  5. La profondità e la gravità della crisi è direttamente proporzionale alla difficoltà nel coglierne l'ampiezza e la complessità.
  6. Quando le persone che sono prigioniere del paradigma all'origine della crisi, sono le stesse che la devono risolvere, ... c’è da scommettere che la crisi durerà ancora a lungo.

Chiaro che questa crisi non è destinata a svanire nel nulla come un miraggio. C’è da aspettarsi invece che se non si ripensano e non si trasformano sino dalle fondamenta le istituzioni che l'hanno causata, sarà arduo se non impensabile uscirne. Ed è chiaro - che in Italia come altrove - non è questione di destra o di sinistra al governo: quì il punto è cogliere l'opportunità, in tutto il pianeta (!!!!) di rifondare tutti insieme ciò che non ha funzionato e questo nell’interesse esclusivo delle future generazioni. L'alternativa? Un treno espresso per la Federazione delle Repubbliche delle Banane.

Leggo ... e vedo, dunque sono. 10 Giugno 2011

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