cambiamento culturale

Coraggio Da Vendere

Alex Zanardi Londra 2012

Il successo dei Giochi Paralimpici a Londra ed in particolare i successi degli atleti italiani sono quelle belle notizie che ti entrano subito nell’anima e ti spalancano il cuore dalla gioia e dall’emozione. Successivamente le emozioni stimolano le riflessioni su come questi atleti hanno raggiunto dei traguardi così significativi. Cecilia Camellini nel nuoto, la Minetti nella corsa, Alex Zanardi e tutti gli altri nelle rispettive discipline, senza guardare ciò che fanno gli altri hanno sfidato il pensiero convenzionale, senza fare polemica, lontani dalle luci della ribalta, con una vita di sacrifici, con tanta passione e tanto, tanto coraggio da vendere, hanno inseguito con tenacia il loro desiderio, il loro istinto e la loro passione. E alla fine hanno avuto ragione. Che grande soddisfazione! Il loro esempio, un regalo sublime e illuminante per tutti noi: individui, società civile, imprese, comunità. Grazie Ragazzi!

Fatti Non Foste A Viver Come Bruti

Ulisse all’inferno

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza"

Canto 26 dell’Inferno di Dante Quando la domenica mattina Maria si reca al sepolcro ha delle aspettative molto semplici: va a trovare il corpo del Maestro morto per prestare le sue ultime amorevoli cure. I fatti però la colgono di sorpresa: del corpo non c’è più traccia, trova i due angeli e incontra Gesù senza riconoscerlo. E’ necessario che sia proprio Gesù a chiamarla per nome “Maria!”, affinché le si aprano gli occhi e lo possa riconoscere vivo e presente nella sua vita. E’ evidente come Maria fosse del tutto impreparata davanti a una tale sorpresa: cercava un corpo morto e trova l’amato Maestro, vivo, che la chiama e le parla! E’ un episodio significativo che invita a riflettere su un argomento delicato e cruciale. Ciascuno di noi nasce con un potenziale infinito di risorse, nasce per dare il massimo, non per accontentarsi; nasce per cercare e pretendere il meglio, il giusto in mezzo a sacrifici e sofferenze, quando è necessario. L’esempio citato ha un valore religioso per il credente ed uno simbolico per il non credente: in entrambi i casi illustra perfettamente il problema dell’incapacità di modulare le aspettative sulle nostre effettive potenzialità. Un problema che riguarda uomini e donne di religioni e culture diverse, che coinvolge ogni ambito della vita, sia essa personale, familiare, sociale o professionale. Dalla riflessione sull’episodio si rileva che per risparmiarci il dolore di una delusione spesso siamo inclini ad abbassare il livello delle aspettative e di conseguenza cerchiamo molto meno di quanto in realtà potremmo raggiungere. E’ come se per proteggersi dalle sofferenze, l’uomo abbia sviluppato un riflesso che in prima battuta non solo lo porta alla rassegnazione, ma addirittura lo spinge perfino ad augurarla come rimedio. Cosa può aiutarci allora a non livellare le aspettative o i traguardi verso il basso, a non accontentarci del "minimo sindacale”? Cosa ci spinge piuttosto a rinnovare continuamente sfide e traguardi, a innalzare le aspirazioni e aspettative ai massimi livelli? La mia risposta è univoca: l’amore. L’uomo che ama, l’uomo innamorato, l’uomo appassionato sogna, immagina, costruisce, realizza, sfida, si sacrifica e si batte per la giustizia, la pace, l’uguaglianza, i deboli. L’amore e l’esperienza dell’amore con la famiglia, gli amici, il partner, il lavoro, lo sport, l’ambiente, gli animali, l’amore per la vita stessa è ciò di cui l’uomo non può fare a meno se desidera ardentemente realizzarsi in una vita ben vissuta e ben spesa. Non accontentarsi è una responsabilità individuale che implica onestà con se stessi e amore verso le persone vicine. Edward Gibbon, un famoso storico inglese vissuto alla fine del 1700 scrisse: “Atene perse la libertà e fu conquistata nel momento in cui la libertà che auspicava per la maggioranza dei suoi cittadini divenne libertà dalla responsabilità.”

Contrasto Tra Presente Che Scegliamo E Futuro Che Vorremmo

Presente&Futuro

Il Cielo Come Limite

Sebbene accada di frequente che molti fuoriclasse (nel business come nella vita) emergano e si affermino proprio nei momenti di congiuntura meno favorevoli, credo si tratti di un comportamento umano comprensibile quello che tende a ridurre o ridimensionare il livello delle aspettative nei periodi in cui si evidenzia la persistenza di situazioni critiche (aziendali, personali, sociali o addirittura di livello globale come l’attuale periodo storico). Purtroppo però tale approccio rende inclini alla rassegnazione per proteggersi (a torto!) da eventuali sofferenze, delusioni e amarezze. E’ facile riscontrare questo atteggiamento in vari ambiti della vita. Prendiamo ad esempio il lavoro: vorremmo tutti realizzarci professionalmente, ma quanti in realtà si adoperano affinché anche altri possano avere un lavoro che li aiuti a realizzarsi? Nella vita sociale e politica vorremmo dei leader migliori, più forti, più vicini alle nostre idee, più sensibili alle nostre esigenze, ma quando si tratta di sceglierli, anziché osare sostituirli, assumiamo un ruolo passivo, accettando di subirli seguendoli e conformandoci al volere generale. Tutti (o quasi) desiderano e cercano nuove ispirazioni, nuove motivazioni nella vita privata o nel business, molti si affannano nella ricerca di uno scopo. In verità, alla fine della giornata sono tanti quelli che purtroppo si stringono nelle spalle e aspettano il domani pensando a bollette, rate, tasse, scuola dei figli, cure per i genitori e sogni nel cassetto. Il senso di questa riflessione è che ciascuno di noi vive dentro di sé una profonda spaccatura. Da una parte la natura ci regala un potenziale umano illimitato, dall’altra ci auto-imponiamo dei limiti per adattarci alle storture della realtà che abbiamo costruito. Si tratta di un conflitto immane, che ingloba altri contrasti altrettanto profondi e significativi, a partire dall’innata tendenza dell’uomo alla ricerca del trascendente che si scontra con scelte che invece relativizzano il valore della vita. Come il contrasto tra i valori essenziali della vita ed il valore del denaro o del potere. Il contrasto tra le aspettative che abbiamo e le preferenze che manifestiamo, tra la vita che vorremmo e le scelte che compiamo, tra ciò che diamo nelle relazioni e ciò che invece prendiamo, tra ciò che cerchiamo negli altri e ciò ci aspettiamo dagli altri. Questa profonda spaccatura che portiamo dentro, questa separazione tra l’infinito delle nostre potenzialità e i limiti che ci imponiamo si rinnova ogni giorno dentro ciascuno di noi e si riflette nella conclusione del ragionamento. Vivacchiare o accontentarsi non è compatibile con la piena realizzazione della vita. E’ questa la ragione per cui il presente che scegliamo spesso non si concilia con il futuro che vorremmo.

Un Nuovo Paradigma Di Prosperità Per Un Felice 2012

2012

Auguro, con tutto il cuore, che nel 2012 possiamo assistere tutti insieme all’inizio della fine di un’epoca dominata dal paradigma secolare che ha ispirato il modo di fare, intendere, vivere, interpretare, pensare, gestire il “business as usual”. Un paradigma perfettamente concretizzato nell’immediata ricerca del profitto ad ogni costo, che oggi è finalmente arrivato al punto di non ritorno della sua storia evolutiva. I risultati li abbiamo davanti gli occhi: nell’ultimo decennio l’attuale concetto di "fare business" ha portato il mondo alla crisi globale che stiamo attraversando. Crisi della crescita economica, sociale, culturale, finanziaria, delle istituzioni, della politica, di molti governi, di molti regimi, crisi ambientale, ma soprattutto crisi di valori, di crescita spirituale, umana, individuale. C’è da chiedersi a cosa serve un sistema incapace di risolvere i problemi sopra citati e che in più lascia il 20% della popolazione mondiale senza cibo, che ogni anno lascia morire 9 milioni di persone a causa della malnutrizione, 11 milioni di bambini a causa di malattie curabili, oltre mezzo miliardo di persone senz’acqua potabile e oltre 27 milioni di persone in condizione di schiavitù. Soprattutto viene da chiedersi cosa ci possiamo aspettare di buono da un tale sistema per il futuro? Il cambio di paradigma a cui mi riferisco, consiste nel capovolgere la prospettiva attuale e immaginare che lo sviluppo economico dall’epoca della rivoluzione industriale ad oggi sia un’infinitesima parte di un vasto mondo ancora inesplorato. E se per davvero l’economia - come la conosciamo sino ad oggi - fosse la mappa che raffigura solo una piccola parte di un vasto mondo da scoprire? E’ possibile spingerci oltre le conoscenze attuali e creare un nuovo sistema di sviluppo che sostenga la crescita individuale dell’uomo, il suo arricchimento personale e sociale, che coltivi i valori universali, le relazioni umane, il rispetto delle risorse ambientali, che diffonda un nuovo modo di realizzarsi attraverso il lavoro e che alla fine della fiera crei anche del profitto! Non è un’utopia: ce lo dimostra il numero crescente di aziende che percorrono con successo questa strada. Infatti esistono studi che dimostrano le aziende che antepogono l’interesse o il benessere della comunità, dell’individuo, dell’ambiente a quello del raggiungimento immediato del profitto, oggi creano maggiori profitti e risentono marginalmente della crisi globale. Il mio augurio per il nuovo anno? Che ci aiutiamo vicendevolmente al fine di sviluppare e diffondere la consapevolezza che veramente ciascuno di noi ha il potere di cambiare in meglio la storia partendo dalla quotidianità, dalle attività che svolgiamo, dalle decisioni che prendiamo: sì, in questo modo possiamo per davvero ridisegnare la realtà migliorandola. Un consiglio per iniziare? Provare a spegnere la televisione a chiudere la porta ad ogni tipo di tele-spazzatura (cominciando dai telegiornali): il rumore della televisione copre quello dei pensieri più intimi, più autentici, più veri. Il punto di partenza privilegiato per questo viaggio nel nuovo anno è il cuore, con le passioni, gli ideali, i sogni, le aspettative, i valori che ciascuno di noi coltiva e che ci rendono delle creature uniche e preziose. Se ci riusciremo, sarà davvero un anno che ricorderemo volentieri. Buon 2012.

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Ormai è sotto la luce del sole: lavorare di più non porta da nessuna parte, non risolve i problemi, non aiuta a uscire dalla crisi. La radice del problema è di tipo culturale: significa che dobbiamo essere capaci di cambiare il modo di fare business, partendo anche dalle piccole cose, partendo soprattutto da dentro di noi. Sì, partendo dal desiderio che abbiamo di ridisegnare la realtà rendendo il mondo un luogo migliore in cui vivere. Per ora è un desiderio che condividiamo in molti, ma è bene agire in tempo tutti insieme affinché tale desiderio individuale si concretizzi in una necessità collettiva.