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Liberi di decidere e di rinnovare le regole

ORANGUTAN OUTREACH Nel post precedente ho parlato di passioni che ci aprono ad un nuovo Rinascimento se sviluppiamo la piena consapevolezza di avere il potere di opporci a ciò che non condividiamo. Preciso subito ciò che intendo per opposizione: un’azione civile che manifestando pacificamente il proprio disaccordo contribuisce a dare vita ed a sviluppare una nuova consapevolezza, una nuova sensibilità e coscienza collettiva nei confronti di diverse aree o aspetti della vita civile, sociale, professionale, lavorativa, affettiva. Il periodo di grande difficoltà non agevola questo approccio anche se viene subito da chiedersi: quante volte nella storia, dei principi rivoluzionari o delle idee innovative si sono affermate percorrendo una strada in discesa e senza ostacoli? Il potere di decisione risiede nelle nostre mani e dobbiamo soltanto esercitarlo: è questo che aiuta a consolidare la consapevolezza che non è pura utopia affermare che dal cuore di ciascuno di noi parte la strada per una nuova epoca di prosperità. Quando parlo del potere di decidere, mi riferisco alle scelte che ciascuno di noi compie nella vita quotidiana e delle quali è l’unico, il solo padrone. Scelte di ogni tipo dalle più piccole alle più grandi lo spettro è ampio e le include tutte: va dall’acquisto di un pacco di tortellini all’impegno in attività socialmente utili. L’esempio dei tortellini che voglio illustrare non è casuale, perché rende bene l’idea di quanto un’azione solo apparentemente banale, possa invece nascondere risvolti molto profondi invitandoci a riflettere con attenzione in tutte le occasioni. Acquisto un pacco di tortellini alla ricotta e peperoni (l’etichetta è visibile qui in basso o direttamente a questo link), mi piace l’abbinamento dei due gusti, ho fiducia nel produttore e, verificata la data di scadenza, acquisto senza approfondire. A casa scopro invece di non aver fatto un acquisto intelligente. Infatti già nella terza riga degli ingredienti leggo questi due componenti: olio di colza e olio di palma. Ecco quello che ho trovato su Wikipedia in merito all’ olio di colza: “L'olio di colza è inadatto all'uso alimentare a causa dell'alta concentrazione di acido erucico, che per la sua tossicità è fortemente limitato per legge, con un limite massimo tollerato del 5% nei grassi alimentari (legge comunitaria in vigore dal 1º luglio 1979, Direttiva 76/621/CEE, del 20 luglio 1976).” Per l’olio di palma il problema riguarda in particolare il forte impatto ambientale che la coltivazione di queste piante richiede, sottraendo immense aree 1. alla foresta subtropicale indonesiana o africana, 2. alle creature che ci abitano. Wikipedia ci informa che pur trattandosi di una fonte di energia rinnovabile, per fare spazio alle coltivazioni dell’olio di palma, si ricorre all’incendio sistematico delle foreste pluviali, con conseguenti gravi ricadute sull’ecosistema. Accennavo prima alle creature che abitano queste foreste: sono moltissime, ma una le rappresenta tutte ed è l’orango, una scimmia in via di estinzione per effetto delle devastazioni imposte da questo tipo di coltivazione. La conclusione è che la coltivazione delle piante per l’olio di palma nuoce al pianeta perché riduce la superficie delle foreste subtropicali, perché la monocoltura di questi alberi aumenta la quantità di carbonio nell’atmosfera, perché distrugge la vita che da sempre abita questi luoghi. Tornando ai tortellini e alla capacità e libertà di opporci a ciò che non condividiamo, questo è quanto credo di avere imparato e ciò che desidero condividere. Sicuramente il produttore di tortellini ha perso la mia fiducia di consumatore almeno sino a quando non avrà completamente bandito da ogni suo prodotto ingredienti non solo poco consigliati per la salute, ma soprattutto sostanze la cui produzione è pericolosa per la sostenibilità del nostro pianeta. Nel frattempo beneinteso, non mancherò di sensibilizzare quante più persone su questo argomento utilizzando in particolare i social media. In secondo luogo questo dimostra il significato del bisogno di autenticità e di trasparenza che con troppa leggerezza e superficialità viene ignorato in molte aziende. Infatti in molti casi i responsabili del marketing e della comunicazione sono del tutto inadeguati alle sfide del social business. Per ogni tipo di prodotto o di servizio continuano a sfornare spot ripieni di banalità e di evidenti menzogne senza capire che grazie a Twitter, a Google, a Facebook a tutti gli strumenti di social business la comunicazione non è più unidirezionale e che il consumatore A) non vuole essere più preso in giro, B) vuole essere ascoltato, C) che il rispetto per la natura non può essere ridotto a uno slogan o a una copertina infarcita di sorrisi di plastica. Ho fatto solo un esempio tra i tanti, tantissimi riconducibili alle scelte che si compiono quotidianamente in piena libertà e autonomia. Scegliere di impegnarci a realizzare, a completare, a diventare, a raggiungere, a creare, a ispirare, a trascendere, a compiere tutto ciò che conta di più per noi, per i nostri cari e per le future generazioni è un grande esercizio di libertà e di civiltà che riempie di senso e di significato la vita. Ci basta ricordare che siamo ricchi non di ciò che si ha, ma di ciò che si è capaci di realizzare per noi e per gli altri, ciò che facciamo per creare una società sostenibile che non ipotechi il proprio futuro barattandolo con la corsa senza fine all'opulenza sfrenata.

4 strategie di valorizzazione del Cliente

Come valorizzare il Cliente nelle attività dell’industria grafica? Quali strategie possono rendere l’esperienza del Cliente “costantemente e ripetutamente positiva”?

In passato mi sono già occupato dell’argomento pubblicando una serie di articoli intitolati "strategie di valorizzazione del Cliente" (vedi i collegamenti alla fine di questo post). Questa volta concentro l’attenzione sugli aspetti di complementarietà e di interconnessione - schematizzati nella presentazione pubblicata su SlideShare e illustrati qui di seguito - tra le diverse aree aziendali nelle quali si definiscono le strategie di valorizzazione del Cliente. A mio avviso esistono almeno tre aree a partire dalle quali compiere scelte mirate al miglioramento ripetuto dell’esperienza del Cliente: - Area direzionale o strategica che coinvolge imprenditori e dirigenti. - Area della comunicazione che coinvolge imprenditori, direttori commerciali e marketing. - Area dell'Information Technology che coinvolge imprenditori, direttori o responsabili ICT. Per definizione, questi progetti sono e devono essere trasversali a tutte le aree aziendali incluse quelle non citate. Può sembrare scontato, ma è un dato di fatto che per molte aziende questo aspetto rappresenta uno scoglio insormontabile. I progetti naufragano perché si continuano a stanziare budget indipendenti per ciascuna area, nella convinzione che non sia necessario coinvolgere anche le altre e tantomeno sia necessario elaborare adeguati piani strategici. Mi chiedo: perché molti imprenditori (non tutti però!) non sembrano essere consapevoli di questa esigenza cruciale? Non sono pochi infatti quelli che faticano a comprendere il valore vitale di intraprendere - in questo preciso momento storico - progetti strategici di ampio respiro che abbracciano ed investono tutte le aree aziendali. Le cause sono sicuramente molteplici, di varia natura e l’intento di questo post non è di elencarle o di analizzarle. Tra queste, ne cito una in particolare: per molte aziende grafiche il ricorso frequente ai soliti fornitori ed ai soliti consulenti super-specializzati in aspetti puramente tecnico-produttivi, diventa un ostacolo al rinnovamento. L’imprenditore che desidera innovare il proprio business sul piano strategico, non sa come né dove trovare gli interlocutori adeguati. Negli anni è diventato come “prigioniero” delle relazioni con i fornitori abituali, di norma aziende tecniche o consulenti tecnici privi di competenze strategiche. E’ naturale poi che questi non sono in grado di elaborare proposte strategiche realmente innovative che rispondano in modo concreto e duraturo all’esigenza dell’imprenditore di consolidare il proprio margine competitivo.


Articoli precedentemente pubblicati sul tema della valorizzazione dei Clienti nelle Arti Grafiche.

Innovazione nel business delle Arti Grafiche

Una proposta innovativa per affrontare una sfida decisiva.

Come agevolare il percorso di trasformazione di un'industria grafica da entità produttiva e altamente tecnologicizzata, in un business moderno capace di fronteggiare le nuove sfide dei mercati globali? Si tratta di un processo di change management che si articola in due fasi principali:

  1. Nella prima fase si mira a massimizzare l'efficacia, la stabilità e la qualità di tutti i processi (business e produzione), ricorrendo dove possibile e necessario alla loro automazione tramite sistemi e soluzioni informatiche. Di quali strumenti dovremo avvalerci in questa prima fase? Dello sviluppo di progetti Lean Six Sigma e dell'integrazione di un sistema basato sulla tecnologia JDF.
  2. Nella seconda fase, ci si preoccupa di comunicare attraverso un'adeguata strategia di web marketing quanto realizzato e soprattutto quanto resta ancora da realizzare: la parte più complessa del processo di change management. La trasformazione del business da azienda di produzione e servizi, ad un'azienda di servizi ad elevato valore aggiunto in cui la gestione dei contenuti digitali riveste un ruolo strategico di grande rilevanza.

In sintesi, una volta assicurata la stabilità, la velocità e la flessibilità dei processi dell'industria grafica, la produzione libererà delle risorse che avranno così l'opportunità di sviluppare nuove competenze e professionalità in un'area strategica (quella dei servizi ad elevato valore aggiunto), che agevola la crescita dell'azienda e quella individuale. Altri articoli pubblicati in precedenza su questo argomento:

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