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Italian

2012

Auguro, con tutto il cuore, che nel 2012 possiamo assistere tutti insieme all’inizio della fine di un’epoca dominata dal paradigma secolare che ha ispirato il modo di fare, intendere, vivere, interpretare, pensare, gestire il “business as usual”. Un paradigma perfettamente concretizzato nell’immediata ricerca del profitto ad ogni costo, che oggi è finalmente arrivato al punto di non ritorno della sua storia evolutiva. I risultati li abbiamo davanti gli occhi: nell’ultimo decennio l’attuale concetto di "fare business" ha portato il mondo alla crisi globale che stiamo attraversando. Crisi della crescita economica, sociale, culturale, finanziaria, delle istituzioni, della politica, di molti governi, di molti regimi, crisi ambientale, ma soprattutto crisi di valori, di crescita spirituale, umana, individuale. C’è da chiedersi a cosa serve un sistema incapace di risolvere i problemi sopra citati e che in più lascia il 20% della popolazione mondiale senza cibo, che ogni anno lascia morire 9 milioni di persone a causa della malnutrizione, 11 milioni di bambini a causa di malattie curabili, oltre mezzo miliardo di persone senz’acqua potabile e oltre 27 milioni di persone in condizione di schiavitù. Soprattutto viene da chiedersi cosa ci possiamo aspettare di buono da un tale sistema per il futuro? Il cambio di paradigma a cui mi riferisco, consiste nel capovolgere la prospettiva attuale e immaginare che lo sviluppo economico dall’epoca della rivoluzione industriale ad oggi sia un’infinitesima parte di un vasto mondo ancora inesplorato. E se per davvero l’economia - come la conosciamo sino ad oggi - fosse la mappa che raffigura solo una piccola parte di un vasto mondo da scoprire? E’ possibile spingerci oltre le conoscenze attuali e creare un nuovo sistema di sviluppo che sostenga la crescita individuale dell’uomo, il suo arricchimento personale e sociale, che coltivi i valori universali, le relazioni umane, il rispetto delle risorse ambientali, che diffonda un nuovo modo di realizzarsi attraverso il lavoro e che alla fine della fiera crei anche del profitto! Non è un’utopia: ce lo dimostra il numero crescente di aziende che percorrono con successo questa strada. Infatti esistono studi che dimostrano le aziende che antepogono l’interesse o il benessere della comunità, dell’individuo, dell’ambiente a quello del raggiungimento immediato del profitto, oggi creano maggiori profitti e risentono marginalmente della crisi globale. Il mio augurio per il nuovo anno? Che ci aiutiamo vicendevolmente al fine di sviluppare e diffondere la consapevolezza che veramente ciascuno di noi ha il potere di cambiare in meglio la storia partendo dalla quotidianità, dalle attività che svolgiamo, dalle decisioni che prendiamo: sì, in questo modo possiamo per davvero ridisegnare la realtà migliorandola. Un consiglio per iniziare? Provare a spegnere la televisione a chiudere la porta ad ogni tipo di tele-spazzatura (cominciando dai telegiornali): il rumore della televisione copre quello dei pensieri più intimi, più autentici, più veri. Il punto di partenza privilegiato per questo viaggio nel nuovo anno è il cuore, con le passioni, gli ideali, i sogni, le aspettative, i valori che ciascuno di noi coltiva e che ci rendono delle creature uniche e preziose. Se ci riusciremo, sarà davvero un anno che ricorderemo volentieri. Buon 2012.

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