Fatti Non Foste A Viver Come Bruti

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza"
Canto 26 dell’Inferno di Dante Quando la domenica mattina Maria si reca al sepolcro ha delle aspettative molto semplici: va a trovare il corpo del Maestro morto per prestare le sue ultime amorevoli cure. I fatti però la colgono di sorpresa: del corpo non c’è più traccia, trova i due angeli e incontra Gesù senza riconoscerlo. E’ necessario che sia proprio Gesù a chiamarla per nome “Maria!”, affinché le si aprano gli occhi e lo possa riconoscere vivo e presente nella sua vita. E’ evidente come Maria fosse del tutto impreparata davanti a una tale sorpresa: cercava un corpo morto e trova l’amato Maestro, vivo, che la chiama e le parla! E’ un episodio significativo che invita a riflettere su un argomento delicato e cruciale. Ciascuno di noi nasce con un potenziale infinito di risorse, nasce per dare il massimo, non per accontentarsi; nasce per cercare e pretendere il meglio, il giusto in mezzo a sacrifici e sofferenze, quando è necessario. L’esempio citato ha un valore religioso per il credente ed uno simbolico per il non credente: in entrambi i casi illustra perfettamente il problema dell’incapacità di modulare le aspettative sulle nostre effettive potenzialità. Un problema che riguarda uomini e donne di religioni e culture diverse, che coinvolge ogni ambito della vita, sia essa personale, familiare, sociale o professionale. Dalla riflessione sull’episodio si rileva che per risparmiarci il dolore di una delusione spesso siamo inclini ad abbassare il livello delle aspettative e di conseguenza cerchiamo molto meno di quanto in realtà potremmo raggiungere. E’ come se per proteggersi dalle sofferenze, l’uomo abbia sviluppato un riflesso che in prima battuta non solo lo porta alla rassegnazione, ma addirittura lo spinge perfino ad augurarla come rimedio. Cosa può aiutarci allora a non livellare le aspettative o i traguardi verso il basso, a non accontentarci del "minimo sindacale”? Cosa ci spinge piuttosto a rinnovare continuamente sfide e traguardi, a innalzare le aspirazioni e aspettative ai massimi livelli? La mia risposta è univoca: l’amore. L’uomo che ama, l’uomo innamorato, l’uomo appassionato sogna, immagina, costruisce, realizza, sfida, si sacrifica e si batte per la giustizia, la pace, l’uguaglianza, i deboli. L’amore e l’esperienza dell’amore con la famiglia, gli amici, il partner, il lavoro, lo sport, l’ambiente, gli animali, l’amore per la vita stessa è ciò di cui l’uomo non può fare a meno se desidera ardentemente realizzarsi in una vita ben vissuta e ben spesa. Non accontentarsi è una responsabilità individuale che implica onestà con se stessi e amore verso le persone vicine. Edward Gibbon, un famoso storico inglese vissuto alla fine del 1700 scrisse: “Atene perse la libertà e fu conquistata nel momento in cui la libertà che auspicava per la maggioranza dei suoi cittadini divenne libertà dalla responsabilità.”
